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PROCESSO A MUSSOLINI

11,36

Autore: Cassius

Edizioni: Società Editrice Barbarossa

Pagine: 169

Cm: 21×15,50

Esaurito

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Descrizione prodotto

Dietro lo pseudonimo di Cassius si cela il giornalista laburista Michael Foot, caporedattore dell'”Evening Standard”, quotidiano di Lord Beaverbrook, ministro del governo di coalizione inglese guidato da Winston Churchill tra il 1940 e il 1945. Comme Cassio pugnalò Cesare e poi ne scrisse l’orazione funebre apologetica, così l’autore di questo testom mentri contribuiva, da suddito inglesem a eliminare il Cesare moderno, Benito Mussolini, immaginava di celebrarem a conflitto concluso, un processo al Duce. L’intento di Foot non è certo quello di riabilitare Mussolini, quanto piuttosto quello di porre in stat d’accusa un’intera classe dirigente, quella conservatrice britannica, la cui politica dissennata aveva portato al conflitto mondiale. Una guerra le cui responsabilità, evidentemente, non andavano attribuite unicamente al Fascismo – come sosteneva un altro giornalista, “Cato”, dando voce all’opinione “pubblica” inglese, nel lebello Guilty man, a cui il testo di Cassius vuole dichiaratamente replicare per rendere giustizia di fronte alla storia – ma a tutti i “colpevoli”, in primo luogo a tutti coloro che, in funzione anticomunista, avevano blandito e giustificato la politica mussoliniana, addirittura importandone alcune istanze: politici, giornalisti, conservatori di ogni provenienza e professione. Per quale storica ipocrisia posizioni ritenute valide da costoro per la situazione inglese non dovevano esserlo per l’Italia?

Tra saggio e narrativa, tra paphlet e ricostruzione storica, attravero una formula, la “fantapolitica”, che poi avrebbe riscosso fortuna, Cassius finisce per assolvere l’imputato nel suo immaginario processo, sconfessando parzialmente le testimonianze finali dell’accusa (un abissino, uno spagnolo e un italiano…) e restituendo a Mussolini quel realismo da grande statista – stimato, peraltro, dallo stesso Churchill – che gli aveva fatto dire: “Il mio sbaglio fu di credere che l’Inghilterra fosse vinta, e con me quasi tutto il mondo fece lo stesso errore. E ogni impresa che non riesce è un errore”.

Sia l’opera di Cassius, sia il secondo testo in appendice, Come un inglese prospetta il fascismo alla sua nazione, un articolo pubblicato dalla “National Review” nel 1924 e firmato da I.E., anonimo giornalista conservatore inglese, nascono in quell’ambiente culturale ed editoriale din lingua inglese che fu favorevole al Fascismo: giornalisti, intellettuali che si adoperano per far meglio conoscere un fenomeno politico all’opinione pubblica britannica, fuorviata dal luogo comune ideologico, propagandato soprattutto dalla sinistra radicale, che vedeva, e faceva vedere, nel Fascismo il nemico assoluto. I due testi, divisi da vent’anni decisivi nella storia d’Europa (1924-1943), sono legati da uno stesso filo ideale e da un unico sentimento di stima e considerazione verso il movimento fascista e il suo capo. Una conclusione dui gli autori approdano dopo aver messo in luce le contraddizioni, e dopo aver denunciato menzogne e calunnie di una classe dirigente, quella britannica, che deve ancora presentare il conto al giudizio della Storia.